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Giovedì, 27 Maggio 2021

Parole e Sassi

  • Collettivo Progetto Antigone

La storia di Antigone in un Racconto-Laboratorio per le nuove generazioni 

 

Diciannove attrici, ognuna nella propria regione, solo con un piccolo patrimonio di sassi,  raccontano l’Antigone di Sofocle ai Bambini di 8, 9 e 10 anni, Egregi Uditori riuniti in quelle piccole  polis che sono le classi delle scuole d’Italia. 

Un progetto femminile di teatro e d’impegno civile, in cui Adulti e Bambini fanno esperienza  insieme di quella democrazia greca che ci scorre nelle vene per allenarsi, attraverso le parole di  Sofocle vecchie di 2500 anni, a pensare ed immaginare il futuro.

 

ANTIGONE, antica vicenda di fratelli e sorelle, di patti mancati, di rituali, di leggi non scritte e di  ciechi indovini, è stata narrata nei secoli a partire dal dramma scritto dal poeta greco Sofocle nel  440 a.C. Ora, diciannove attrici, ognuna nella propria regione, solo con un piccolo patrimonio di  sassi, raccontano questa storia alle nuove generazioni che a loro volta la racconteranno ad altri. 

Mi chiedo cosa mi spinge, una volta dopo l’altra, a raccontare questa storia di coraggio e di lutti.  Forse la speranza che quelli che ascoltano possano guardare e capire le azioni degli esseri  umani. (dall’Antigone di Gita Wolf) 

PAROLE E SASSI è un lavoro autoprodotto dal Collettivo Progetto Antigone e ha un allestimento  semplice e scarno, fatto di parole e sassi. Si compone di due parti inscindibili e necessarie l’una  all’altra: il Racconto e il Laboratorio. 

Prima di iniziare il Racconto, l’attrice fa con i Bambini un Patto: se, dopo averla vista e ascoltata,  riterranno la storia di Antigone importante, allora dovranno ri-raccontarla a più persone possibili. 

Il Racconto 

La Narratrice racconta la storia di Antigone. Tutto si compie come in un rito, attraverso un testo  accompagnato dall’uso di sassi-personaggio e una partitura gestuale fissa. Un rettangolo, segnato  da una traccia rossa sul pavimento, delimita lo spazio della scena. I sassi fissano simbolicamente le  parole e legano tra loro pensiero e azione. A volte mossi come su una scacchiera, altre lasciati  immobili sulla terra o scagliati nell’ira, i sassi diventano suggeritori di gesti dai quali si snoda la  tragedia. La struttura gestuale, con ritmi precisi e sintesi rigorosa, chiudendo fuori la psicologia,  chiama la ritualità della tragedia. 

Il Laboratorio 

Al Racconto segue un tempo della stessa durata che è una sorta di “seconda navigazione poetica”:  le parti s’invertono, ora è il pubblico ad agire, a parlare, ora sono i bambini, prima egregi uditori, ad  usare i sassi per raccontare come e in che parte di loro si è rifugiato il tragico di questa grande storia.  Ora è il pubblico a costruire metafore teatrali e tutto avviene all’interno della classe. La classe è  come una piccola polis con le sue regole, dove tutti si conoscono, è una piccola comunità che si  nutre di molteplicità di emozioni e di pensieri e di una preziosa ricchezza di opinioni, per questo è  un vero deposito democratico della conoscenza.

ORARI

GIOVEDI11:00, 14:00

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