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Sabato, 21 Gennaio 2023

David's crash

  • diFrancesca Gabucci e Laila Gozzi

    Regia, elaborazione drammaturgica Francesca Gabucci

    Coreografie Laila Gozzi

    Con Francesca Gabucci, Laila Gozzi

    Sound Designer Gianluca Agostini

    Scenografia Federico Biancalani, Elisa Zammarchi

    Costumi e bozzetti di scena Elisa Zammarchi

    realizzato in collaborazione con Amat nell’ambito di Residenze Casa del Teatro, promosso da MiC e Regione Marche

    con il sostegno de Il Lavoratorio di Firenze/Andrea Macaluso; Centro Culturale Rosetum di Milano

All'indomani dell'uscita di Infinite Jest, David Lipsky fu inviato dalla rivista Rolling Stone a trascorrere 5 giorni al fianco di D.F.Wallace. Viaggiarono per centinaia di chilometri in automobile immersi in una conversazione su letteratura, politica, cinema, musica, fino agli aspetti più privati della vita di David.

Crash è l'impatto del suicidio di David nel 2008 ed è lo schianto in automobile del suicida protagonista di Caro Vecchio Neon - romanzo breve da cui nasce la drammaturgia di questo progetto - inserito nella raccolta Oblio, ultima opera narrativa pubblicata in vita da David.

L'istante precedente lo schianto in macchina - il tempo che una scritta al neon lampeggi - si dilata indefinitamente in confessioni personali e toccanti, proprio come quelle di Wallace nel lunghissimo viaggio in macchina con Lipsky. L'autore che di parole ne ha usate un flusso continuo e disorientante, in questo romanzo ne descrive tutto il limite comunicativo formulando e utilizzando una serie di paradossi che

vorremmo indagare e sperimentare in scena insieme al pubblico: paradossi temporali e del linguaggio, per spiegare i quali, non si può far altro che utilizzare parole e tempo. Parole e tempo dell’evento scenico.
Ecco che movimento, danza, musica, presenza delle performers cercano un tipo di comunicazione che va oltre ciò che David aveva a disposizione sulla pagina scritta.

La scrittura scenica corporea parte dallo studio del movimento dei manichini-umani, utilizzati negli anni ‘70 del Novecento nei crash-test, in mancanza di tecnologie adeguate a misurare e registrare gli effetti di incidenti automobilistici: in scena due dummies, infatti, sono destinati a vivere in loop e a rallenti l’istante dello schianto in auto e rendono visibili dissincronie, discrepanze tra mondo interiore ed esteriore.

Nella vita di una persona la maggior parte dei pensieri e delle impressioni più importanti attraversano la mente così rapidi che rapidi non è nemmeno la parola giusta, sembrano totalmente diversi o estranei al cronometro che scandisce regolarmente la nostra vita e hanno così pochi legami con quella lingua lineare, necessaria a comunicare fra di noi, che dire per esteso pensieri e collegamenti contenuti nel lampo di una frazione di secondo richiederebbe come minimo una vita intera. [...]
Le parole e il tempo cronologico creano tutti questi equivoci assoluti su quello che succede per davvero a livello elementare

Il dummy è per noi segno drammaturgico di impostura, di autenticità negata dalla società o auto-negata e, insieme, dell’incidente automobilistico, nei limiti temporali del quale corre la nostra performance. Il protagonista del racconto si autodefinisce un impostore, ma noi riconosciamo in lui la sempre più generalizzata impossibilità di essere se stessi nella società e in tutti gli ambiti della nostra vita.

Spettacolo finalista a La Biennale di Venezia - bando registi under 35 nel 2021 e finalista al Premio Twain_direzioniAltre 2022.

 

 

La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata:

telefonicamente allo 0543.722456 

scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ORARI

SABATO20:30

PREZZI

Intero 10 euro, ridotto 9 euro, ridottissimo 8 euro

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