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Sabato, 07 Dicembre 2019

IL BUE NERO O DELLA CATTIVA COSCIENZA DEGLI ITALIANI

  • regista Yvonne Capece

    dramaturg Marzio Badalì

    scene e costumi Micol Vighi/ interpreti Elisa Petrolini, Nicola Santolini

    con la partnership del Centro di Produzione Elsinor Forlì e Aics

    con il contributo di Regione Emilia Romagna

Primo spettacolo della trilogia "Io non ci sono. Percorsi nell'Emilia Romagna fascista, antifascista e postfascista", vincitore del "Bando per la Memoria 2019" della Regione Emilia Romagna

T'amo, o pio bove, diceva Carducci. Pio bove un corno, rispondeva Primo Levi, pio per eufemismo, pio sarà Lei, professore. Il Bue Nero – o della cattiva coscienza degli italiani è un viaggio nella memoria, ma non di quelli che ripercorrono la Storia. E' un'indagine sulla nostra coscienza, sui nostri ideali frustrati e sulle incongruenze della natura umana, o forse della natura di noi italiani. È una riflessione sul corpo e sulla sua assenza, sul culto e il feticismo del grande capo con le corna. Eia Eia Alalà! Mangiamo il corpo del bue per acquisirne la forza ma dimentichiamo sempre cosa mangia il bue. 

Il Bue Nero è l'esperienza storica della dittatura "in corpore Mussolini", la dittatura tracciata attraverso la presenza ventennale di un corpo: un pò "bue nazionale" intento a lavorare sotto il pungolo della nazione, un pò "animale da corrida" da uccidere per non restarne uccisi. Un corpo enorme, invasivo, che ha dominato per vent'anni lo scenario politico ed emotivo degli italiani, e che anche da morto è riuscito a mettersi di traverso e sbarrare la strada alla democrazia. L'ingombranza del corpo del dittatore e il peso esercitato sulla coscienza degli italiani: questo il tema, raccontato attraverso una successione di quadri onirici - grotteschi e simbolici – che rendono lo spettacolo più simile ad un viaggio nelle anime d'Italia che nei suoi eventi storici. La narrazione è spaccata in 2 parti con al centro la fucilazione del capo e il passaggio del suo corpo dalla fase "in vita" alla fase "in morte": "Preistoria: Duro a Morire" e "Storia: l'altro corpo, o i colloqui d'oltretomba". Se l'antagonista è il corpo del dittatore – prima perdutamente amato, poi furiosamente odiato o disperatamente rimosso – protagonista della regia è la coscienza (privata e collettiva) di un popolo, e le sue dissociazioni, i suoi tormenti morali. I numerosi personaggi, interpretati da due soli attori, sono una lunga processione espressionista di fantasmi della vergogna - incubi, illusioni, auto-menzogne, imbarazzanti debolezze o prodezze da rimuovere - esposti allo sguardo degli spettatori come su un sarcastico e impietoso
Piazzale Loreto dell'anima. Lo spettacolo ha uno spirito vindice e accusatorio, che espone agli italiani le loro sconce anime sociali, e accusa l'Italia storica e il genere di repubblica che ne è derivato: sorta sul bisogno di dimenticanza e sulla rimozione del senso di colpa, sulla controversa vendetta giacobina della Resistenza degli ultimi giorni, su una festa di fondazione difficilmente commemorabile, su un sabotaggio interno dell'Italia stessa – divorata dalla sua cattiva coscienza – che si è fatta da sola cattiva esegeta della Costituzione che aveva scelto. Una repubblica che non si fonda sul lavoro, come cita l'articolo 1 della Costituzione, ma sul Lutto: precisamente su una successione di lutti più o meno imbarazzanti da dichiarare, più o meno fastidiosi da negare, più o meno pericolosi da ricordare.

ORARI

SABATO21:00

  • Prezzi

    INTERO

    16,00

    UNDER 25,OVER 65,CRAL,CONVENZIONI

    12,00

    STUDENTI SCUOLE SUPERIORI

    10,00

    GRUPPI (min. 15 persone)

    8,00

     

     

     

     

     

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